Archivio per Darwinismo

La macchina a vapore dei Romani

Posted in Antropologia with tags on giugno 9, 2008 by erodoto

Leggo su “Le Scienze” di un singolare personaggio – Charles Hoy Fort – che nella prima metà del secolo scorso sosteneva che “il motore a vapore arriva solo quando è l’ora dei motori a vapore”.

Sembra una frase tautologica, eppure è di una grande profondità, e merita una riflessione.

La frase è infatti riferita al fatto che i Romani conoscevano la forza del vapore compresso, e avevano perfino creato piccole macchine a turbina, per lo più per il sollazzo di ricchi committenti. Eppure non costruirono mai un vero motore a vapore che consentisse loro di iniziare la meccanizzazione dell’economia.

Occorse aspettare il 1700 perchè questa conoscenza venisse messa a frutto.

Questa è una grande lezione sul valore della selezione naturale e del darwinismo: un’idea (una specie biologica, un’arma, un meccanismo – quello che volete voi) non sopravvive o si afferma solo in virtù della propria intrinseca bontà, efficienza, razionalità. Si afferma solo quando l’ambiente circostante è in grado di accoglierlo.

L’obsolescenza può persistere nel corso del tempo mentre l’eccellenza può marcire in un angolo per millenni.

Questo dovrebbe farci capire quanto ogni forma di finalismo e teleologia siano basati su di un assurdo empirico.

Il fascino della divisa

Posted in Antropologia with tags , , on maggio 28, 2008 by erodoto

Leggo sulla newsletter di “Le Scienze” (e cito testualmente)

Nate inizialmente per distinguere i nemici dagli amici sul campo di battaglia, le divise militari e quelle delle forze dell’ordine sono diventate uno dei modi per sottolineare esteriormente la propria identità

Tipico errore di chi è imbevuto di una scorretta interpretazione del darwinismo. APPARENTEMENTE tutto nasce con uno scopo ben preciso, per una utilità pratica cogente, e poi assume altre forme, le più variegate.

Sbagliato. Le cose spesso nascono per motivi futili – e non utili (si dovrebbe discutere sull’utilità: diciamo quella economicamente più calcolabile sul momento). Le divise nascono NON per riconoscere amico e nemico sul campo di battaglia (ovvero per evitare di colpire per sbaglio un proprio compagno) bensì per distinguersi dal nemico in maniera qualitativa.

I romani sui propri scudi avevano la Folgore di Giove non perchè i galli o i parti avessero qualcos’altro, ma semplicemente perchè così essi si distinguevano come la truppa su cui l’occhio di Giove avrebbe dovuto posarsi vigile.

L’uniforme – insomma – nasce con uno scopo totemico, non con una utilità tattica.

Tanto più che poi – agli albori – l’uniforme tanto uniforme non lo era affatto. Basti vedere le descrizioni minuziose delle meravigliose armature achee e troiane lasciate dagli aedi del ciclo iliadico.

L’acquisizione poi di un’uniformità ha certamente avuto prima uno scopo di rafforzamento dello spirito di corpo e di eguaglianza nell’ambito dell’armata (il mantello rosso spartano, ad esempio), oppure ancora come segno di distinzione fra reparti d’elite (i 10000 immortali persiani) nei confronti delle truppe regolari, raccogliticce e spesso armate ed equipaggiate autonomamente.

La cosa appare chiara quando si osserva il Medioevo – segnatamente le Crociate – laddove l’armatura del cavaliere era pressochè differente da uomo a uomo, e l’unico segno distintivo diventa la croce apposta su di essa e sullo scudo. Non certo per distinguersi in battaglia (un problema marginale nelle mischie) bensì per attrarre sui cavalieri la benevolenza di Cristo, e manifestare a sè stessi, al nemico e ai non cavalieri la propria fede. Un’uniforme, insomma, come le moderne t-shirt.

L’apsetto totemico delle uniformi è ancora presente in moltissimi casi dell’epoca contemporanea: dai calzoni rossi dei francesi (che tanti morti mandarono ad arrossare la Marna) al chiodo sull’elmetto tedesco (sconfitto solo dall’introduzione dello stahlhelm austriaco, fra l’altro di derivazione tardomedievale – questo sì un bell’esempio di darwinismo! in 5 secoli l’elmetto non si è evoluto – nelle sue forme – che di pochissimo). L’imposizione del cachi agli italiani del Regno nel 1943 al posto del grigioverde (da consegnarsi agli iugoslavi) ha significato la volontà di annientamento morale del nostro Esercito da parte dei vincitori (riuscito in buona parte).

Questo insegna come nel cercare di descrivere il mondo nel passato una approfondita conoscenza dei meccanismi del darwinismo sia assolutamente necessario. Ci torneremo in futuro.