Archivio per popoli delle steppe

Eurasia: storia di uno stupro continuo

Posted in Antropologia with tags , , on giugno 7, 2008 by erodoto

Il Cielo è maschile, è sanguigno, è “il donante”, è lo spazio aperto e i luoghi alti.

La Terra è femminile, è umorale, è “il ricettivo”, è la caverna e i luoghi ctonici.

I Popoli delle Steppe sono il Cielo. I popoli stanziali, la Terra.

Indoeuropei, turanici, mongoli, yamato, cosacchi i primi.

Preindoeuropei, mesopotamici, protocinesi, meluhha, jomon, minoici i secondi.

Geograficamente, ai primi è appartenuto l’heartland, il cuore del continente eurasiatico, le steppe e i pascoli, ai secondi il rimland, la periferia delle pianure fertili, delle insenature e delle isole ospitali per la pesca e il commercio.

Ogni qual volta un’orda dei popoli delle steppe si è abbattuta sulle civiltà – o culture – stanziali del rimland è come se un immenso stupro si fosse verificato. Era un maschio feroce che si avventava su una femmina indifesa.

Dallo stupro sono nate di volta in volta le varie civiltà sincretiche del nostro mondo. Gli arii invadono India, Mesopotamia, Ellade, Italia, Nordeuropa. Nascono gli imperi hindi, la civiltà medio-persiana, la civiltà achea e poi ellenica, le civiltà italiche, le culture celtiche. In oriente le varie ondate mongole e tibetane si abbattono sulla Cina Shang e sul Giappone Jomon, e nascono le civiltà Yayoi e quella degli Zhou.

Non è un caso probabilmente che anche dal punto di vista religioso (con l’eccezione parziale della Cina e del Giappone) la maggioranza dei popoli di civiltà contadina abbia avuto pantheon prettamente ginocentrici (si pensi ai culti della Magna Mater pre indoeuropei) mentre tutti i culti delle popolazioni delle steppe erano prettamente antropocentrici.

La vittoria dei popoli delle steppe ha sempre significato l’inserimento di un’aristocrazia all’interno di una società contadina che normalmente viene sottomessa. Tuttavia il livello di sottomissione è proporzionale tanto all’entità numerica degli invasori rispetto ai conquistati, quanto al divario culturale fra le due popolazioni: nell’antica Ellade gli achei si fusero coi minoici e gli altri pelasgi sposandone le regine (un mito trasparente nelle genealogie eroiche: Ulisse è re in quanto sposo di Penelope, figlia del re di Itaca. Menelao e Agamennone sono sovrani in quanto sposi rispettivamente di Elena e Clitemnestra, entrambe figlie di Tindaro). Tuttavia gli achei mantennero le loro istituzioni e i loro Dèi, e – come nel caso degli spartani – giunsero ad una divisione in caste feroce con le popolazioni conquistate. I parsi e i medi invece subirono molto più profondamente l’infuenza mesopotamica, arrivando a copiare le istituzioni assolutiste dei popoli assirobabilonesi conquistati. Al contrario, gli hindi schiacciarono le civiltà preesistenti cancellandole brutalmente.

Una storia che si è ripetuta nel corso dei secoli fin quando anche le steppe non sono state lentamente avvinte alla civiltà.

I germani invasero Roma, e sul corpo stanco dell’Impero edificarono l’Europa Medievale. I norreni ridiedero sangue nuovo alle isole britanniche, alla Russia, al Mezzogiorno d’Italia (ma in questo caso trattasi di una situazione sui generis, poichè anzichè popoli a cavallo si trattava di pirati marittimi). I mongoli, spintisi nelle quattro direzioni alla conquista del mondo, crearono imperi in Cina, India, Persia, Battriana, Russia.

L’ultima di queste invasioni può essere considerata quella dei manciù in Cina. Oramai le steppe erano divenute marginali. Il divario fra civiltà stanziali e popoli allevatori di cavalli troppo grande perchè costoro potessero pensare di vincere. Le rivolte cosacche in Russia e Polonia non sono che gli ultimi guizzi della vitalità delle steppe. Inoltre le religioni monoteiste hanno falsato i rapporti fra l’uomo e le Deità, inserendo un Dio impersonale, asessuato e ideale al vertice del cosmo, e non più divinità archetipiche, totemiche ed umane che partecipassero degli scontri fra uomini anch’esse.

 

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